TotalEnergies non riesce a restituire la concessione per il suo progetto eolico da 1,5 GW
June 25, 2026

La richiesta di cessione della concessione eolica offshore per il progetto Nordsee Energies 2 da 1,5 GW presso il sito N-11.2 nel Mare del Nord, del colosso energetico francese TotalEnergies, è stata categoricamente respinta dalle autorità tedesche. Il ministro federale tedesco per gli Affari economici ha rilasciato una dichiarazione ferma: una volta assegnata una concessione eolica offshore, si crea un impegno giuridicamente vincolante e gli sviluppatori non hanno il diritto di abbandonare unilateralmente il sito.

TotalEnergies si è assicurata i diritti di sviluppo sull’area marittima di 156 chilometri quadrati tramite una gara d’appalto nel 2024. Tuttavia, le prospettive di profitto del progetto sono peggiorate drasticamente a causa dell’aumento dei costi di costruzione, del cambiamento delle condizioni di mercato e dei gravi ritardi nei tempi di connessione alla rete stabiliti dagli operatori di trasmissione tedeschi. L’azienda ha tenuto numerosi colloqui con il governo tedesco per restituire il sito e ridurre le perdite, ma tutte le trattative si sono concluse senza successo. Per mantenere i propri diritti di concessione, TotalEnergies ha dovuto presentare la domanda di autorizzazione per il progetto e pagare la rata iniziale del 10% come previsto nel contratto di licenza. Intende inoltre chiedere un risarcimento per le perdite derivanti dai ritardi nella connessione alla rete. Nonostante questa battuta d’arresto, TotalEnergies ha dichiarato che porterà avanti lo sviluppo delle sue altre attività eoliche offshore in tutta la Germania.

I regolatori tedeschi hanno adottato questa posizione dura per sostenere la natura giuridicamente vincolante delle concessioni eoliche. Secondo la legislazione tedesca sull’energia marina ed eolica, i costruttori possono richiedere la rinuncia a una concessione solo se le indagini pre-costruzione rivelano gravi difetti geologici o ecologici imprevisti. I rischi commerciali, tra cui l’inflazione dei costi, i ritardi nella rete e la scarsa economia dei progetti, non si qualificano come motivi giuridicamente validi per la restituzione delle concessioni.

Inoltre, la Germania è sotto un’enorme pressione per aumentare la capacità eolica offshore ed espandere la propria rete elettrica. Concedere a TotalEnergies un’esenzione per restituire il sito da 1,5 GW scatenerebbe probabilmente un’ondata di richieste simili da parte di altri concessionari, con conseguenti diffuse aree marine inattive e un crollo degli investimenti nella transizione energetica. Le autorità di regolamentazione rimangono quindi ferme sulle disposizioni legali per salvaguardare il sistema di gare e lo sviluppo ordinato dei parchi eolici.

Simili controversie sulle concessioni sono emerse frequentemente nei mercati eolici offshore di tutto il mondo, guidate da identiche questioni fondamentali: costi alle stelle, infrastrutture di rete insufficienti e incertezza politica. Sono emersi due distinti modelli normativi per risolvere tali conflitti. La Germania applica gli obblighi di prestazione più severi, generalmente escludendo la rinuncia volontaria della concessione con solo limitate eccezioni statutarie per scoraggiare l’acquisizione speculativa del sito seguita dall’abbandono del progetto. Al contrario, il Regno Unito e gli Stati Uniti operano nell’ambito di contratti di locazione marittima che consentono alle aziende di restituire o trasferire le concessioni, sebbene i pagamenti anticipati per l’affitto e i depositi cauzionali siano generalmente non rimborsabili, lasciando gli sviluppatori nell’impossibilità di recuperare i costi irrecuperabili.

Importanti aziende, tra cui BP e JERA, detengono concessioni eoliche offshore su scala gigawatt in Germania, ma hanno sospeso lo sviluppo a causa di ritardi nella rete, chiedendo ripetutamente un meccanismo di uscita formale. Il mancato tentativo di TotalEnergies di cedere il proprio sito mette in luce i difetti strutturali del regime europeo di concessione dell’eolico offshore e potrebbe spingere la Germania a rivedere la legislazione pertinente per trovare un equilibrio tra i rischi commerciali degli sviluppatori e gli obiettivi nazionali di transizione energetica.

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